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Cappelletti in brodo
Pasta fresca fatta a mano tirata al matterello
Tipologia ricetta: Primi piatti
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Preparazione:
Per la sfoglia impastare la farina con le uova e lasciarla riposare circa mezz’ora. Nel frattempo, preparare il ripieno impastando tutti gli ingredienti assieme. Tirare l’impasto con il matterello fino ad ottenere una sfoglia non troppo sottile. Tagliare la sfoglia a quadretti (di circa 4 cm di lato) e disporre su di essi il ripieno. Chiudere i quadretti in due formando così dei triangoli poi unire le punte alla base in modo da ottenere la classica forma a cappello. Cuocere i cappelletti in un brodo di manzo, maiale e gallina. Servirli caldi nel loro brodo.
Preparazione:
Per la sfoglia impastare la farina con le uova e lasciarla riposare circa mezz’ora. Nel frattempo, preparare il ripieno impastando tutti gli ingredienti assieme. Tirare l’impasto con il matterello fino ad ottenere una sfoglia non troppo sottile. Tagliare la sfoglia a quadretti (di circa 4 cm di lato) e disporre su di essi il ripieno. Chiudere i quadretti in due formando così dei triangoli poi unire le punte alla base in modo da ottenere la classica forma a cappello. Cuocere i cappelletti in un brodo di manzo, maiale e gallina. Servirli caldi nel loro brodo. <<<
Descrizione:
Sicuramente è questo uno dei piatti più importanti della cucina romagnola. Pur nelle sue innumerevoli varianti, nulla hanno a che vedere con i tortellini bolognesi, da cui si distinguono, sia per fattura che per il ripieno. La versione ravennate più diffusa e conosciuta è quella “di magro”, cioè senza carne e quindi per la “vigilia”. Le proporzioni dei formaggi utilizzati per il ripieno, cambiano nel tempo: si va da una prevalenza di . . . >>>
Descrizione::
Sicuramente è questo uno dei piatti più importanti della cucina romagnola. Pur nelle sue innumerevoli varianti, nulla hanno a che vedere con i tortellini bolognesi, da cui si distinguono, sia per fattura che per il ripieno. La versione ravennate più diffusa e conosciuta è quella “di magro”, cioè senza carne e quindi per la “vigilia”. Le proporzioni dei formaggi utilizzati per il ripieno, cambiano nel tempo: si va da una prevalenza di ricotta o formaggio vaccino fresco con l’aggiunta di poco (ma ben più prezioso) Parmigiano o Grana, alle proporzioni inverse. Prima dell’avvento del polo chimico ravennate con il conseguente ulteriore sviluppo dell’attività portuale, le famiglie che popolavano le campagne ravennati erano prevalentemente di contadini, quindi tutti potevano disporre di uova per la pasta e latte per i formaggi, per cui il ripieno dei cappelletti era prevalentemente composto dai formaggi freschi o stagionati, ma pur sempre fatti in casa. Oggi, che le possibilità lo permettono, si usano i più pregiati grana e parmigiano amalgamati con uova e poco formaggio fresco con risultati sicuramente migliori! La versione in brodo possiamo dire che sia quella originale: essendo un piatto per la vigilia non poteva essere condito con la carne. La versione con il ragù era quella del giorno dopo, in cui dopo il primo piatto di cappelletti in brodo, per il “secondo giro”, venivano scolati e conditi con il sugo di carne. <<<
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